
"Le parole dissimulano
Le parole corrono
Le parole rassomigliano a bastoni che camminano
Piantale, cresceranno
Guardale ondeggiare come fanno
Tratto da Jim Morrison, Tempesta Elettrica Poesie e scritti perduti (Mondadori).

1° movimento
Il palmo sollecita l’aria
una linea vagheggiata squarta il petto
vedo un angelo spurio riflesso.
Occhi grigi poggiano su un davanzale di terracotta
e la nebbia delle reminiscenze sbeffeggiando risale la schiena.
La pioggia traspare il sudore dell’amore sotterraneo
Le strade del sogno si biforcano partorendo figli gemelli
che partoriscono incubi
che divorano allucinazioni.
Lento il labbro si spacca
fuoriesce un soffice calore sanguigno.
Un angelo spurio nel regno della caducità.
2° movimento
Una voce frantumata e lacerata.
Araldi della mente proiettano storie
ma forbici folli renderanno amorevole
l’alito che sale per le cime della notte.
Che dolce pena
è la pena irriverente della commiserazione…
morbide risonanze riflette il dolore.
Quanto costa lasciare un’ impronta ai posteri?
La voce implode il cuore.
Fracida terra è la mente:
madre insana.
3° movimento
La fiamma di una candela
culla incubi
nuvole di fumo proteggono fantasmi.
Il cappuccio del boia appare e scompare
dietro l’altare della solitudine.
Le pareti crollano.
I respiri sono grevi.
Le cornici infuocate sfumano
in un tramonto fugace, lontano,
mai vissuto.
La luce fioca della baia nasconde l’ombra remota dell’amore.
C’è riparo solo nell’arcano palmo.
Padrenostro Giovanni
Copyright 2008, Statale 11 Editrice

E ora che tutto è consumato cosa resta da fare?
Madonna al capezzale della misericordia di sfumata solitudine
Adesso che tutto è lacerato, divorato, cosa resta da fare?
Crocifisso frantumato, inchiodato su pareti sgretolate da un calore sintetico
Cosa resta da fare?
Inchiodare le mani succinte in preghiere al carbone,
bruciate sotto stelle cosparse di fuochi?
Cosa… cosa?
Cosa è restato in questo immenso pozzo nero del nostro amore e della nostra promessa?
Camminare verso rotte spezzate alla ricerca di un sorriso annebbiato,
camminare alla ricerca di un nuovo cielo,
camminare per consacrare stirpi di futuri assassini?
Cosa resta immacolata immagine di luce di questi suoni sotterranei?
Pagine, immagini che si susseguono, parole e lacrime.
Lunghe vesti di dolori al capezzale della storia.
Forse ne faranno un film.
Giovanni Padrenostro
Copyright 2008, Statale 11 Editrice

I miei sogni impastati di sangue e ombre sono sottofondi di preghiere infrante in vicoli ciechi, accanto a mucchi di foglie appassite.
Siamo noi, amata, vita artificiale?
Le nostre anime fluttuano in laghi di ghiaccio cercando il calore della pelle.
Il silenzio è la cornice dell’assenza di Dio; ma i tuoi occhi slabbrano i lati.
Baciami!
Siamo noi, forse, vita artificiale?
Le malattie percorrono, con spalle striscianti al muro, le nostre stanze, indifferenti al silenzio.
Quali sono le emozioni di questa vita in comune?
Le nostre labbra si inumidiscono, i nostri corpi si cercano, i nostri occhi si riappropriano della loro luce.
Siamo noi, amata, vita artificiale?
Questa aria che respiriamo non ci contiene; e se questa fosse l’ultima notte del mondo?
Le nostri carni, allora, si sfalderanno unite in un ricamo di tappeti persiani lasciando una via libera al Dio della trama.
Baciami!
Amata, torniamo al nascondiglio, noi non siamo vita artificiale.
Giovanni Padrenostro