sabato, 07 novembre 2009

L'esercito delle dodici scimmie

postato da johnourfather alle ore novembre 07, 2009 20:05 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: citazioni, cinema, cinema di fantascienza


venerdì, 23 ottobre 2009

Alan Moore sul realismo in letteratura

Per quanto riguarda la nozione di “realismo” che diviene sempre più bizzarra, è un concetto che dipende dalla nozione più ampia di “realtà” e ho paura di non avere una definizione. Le tradizionali nozioni di realismo nell’arte, che comunque sono costantemente riviste, sembrerebbero fluttuare sulla scia di Einstein e dei fisici quantistici che vennero dopo di lui. Il fisico Niels Bohr, nel condurre esperimenti sulle particelle utilizzando le tinozze della fabbrica di birra Carlsberg, a Copenaghen, affermò come è noto, che, in ultima analisi, tutte le nostre osservazioni sul cosmo e sui quanti possono essere valide osservazioni su noi stessi, sui processi della nostra consapevolezza. Questa divenne nota come l’interpretazione di Copenaghen, e anche se avrei da ridire sui gusti di quell’uomo in fatto di birra non mi sento di discutere le basi della sua teoria.

Il fatto è che non possiamo mai percepire direttamente nessun fenomeno del genere come realtà putativa tutto ciò che possiamo percepire sono appunto le nostre percezioni che, messe insieme, formano un mosaico, costantemente aggiornato, della capacità (o incapacità) di comprendere ciò che definiamo “realtà”. Se, per esempio, prendiamo un evento umano drammatico come un omicidio, qual è la realtà della situazione? Quella legale e nessun’altra? Può darsi. Se fossimo carne e nulla più, allora credo potresti dire che le realtà legali sono le uniche, in una situazione del genere. D’altra parte se in noi c’è più che semplice carne e balistica, allora bisogna senz’altro tener conto di altri fattori. Quali erano i pensieri e i sentimenti della vittima? E quelli dell’assassino? E di coloro che hanno assistito o erano coinvolti nell’omicidio? Non erano forse una parte… forse quella più grande… della realtà dell’evento, anche se si tratta solo di impressioni soggettive? E cosa dire di astrazioni, come le implicazioni sociologiche del delitto? E dei suoi significati mitici e poietici nello schema più vasto delle cose?

Tutti questi sono di sicuro aspetti della realtà egualmente validi. Io suggerisco che se la realtà fosse davvero una mera questione di leggi, balistica e rozzi strumenti meccanici, per noi le cose sarebbero dannatamente più semplici. L’angosciante e grandiosa verità è invece che le nostre fantasie sono reali. Esistono, anche se in un regno immateriale oltre la portata della ricerca scientifica e dell’indagine empirica. Influenzano il nostro atteggiamento e altrettanto fanno col mondo materiale, in meglio o in peggio. In effetti, la fantasia è una componente fondamentale della realtà e non la si può discutere come di un’entità a sé stante.

La sublime trilogia di Gormenghast di Mervyn Peake, esclusa sprezzantemente dal canone comunemente accettato della degna letteratura inglese di valore per ragioni probabilmente non dissimili da quelle che attribuisco ad un pezzo del Journal, è un ritratto della vita onirica ed emotiva, al confine col rito, dell’Inghilterra degli anni Quaranta e Cinquanta, un’istantanea ossessiva e ricca di significato che no avrebbe potuto essere composta in nessun altro modo se non con il fantasy. Se dovessimo escludere ogni cosa che sta oltre l’angusto steccato del realismo dall’ambito di ciò che consideriamo arte seria e valida, in un lampo avremmo eliminato la quasi totalità della cultura mondiale: potremmo dire addio a Swift, Rabelais e a tutta l’arte o la letteratura basata su temi mitologici. Addio a Pynchon, Burroughs, Blake. Wilde se ne deve andare, o almeno il ritratto di Dorian Gray, Hawthorne per Il fauno di marmo, Henry James per Giro di vite. Quanto a M.R. James, W. H. Hodgson, Wells, Verne, Eddie Poe e altri perdenti simili, legati alla letteratura di genere, non avrebbero speranza. E mentre diamo fuoco al sipario, non dimentichiamoci dell’assoluta assenza di realismo umano, emotivo o dialogico nella maggior parte letteratura del Diciottesimo secolo, e diamo alle fiamme pure quella. In seguito potremo, presumibilmente, frequentare tutti il medesimo vicolo cieco inconfutabilmente coraggioso e reale di Hemingway e succhiare la Webly [un tipo di pistola, ndt] di nostro padre con la maggiore verosimiglianza di cui siamo capaci. L’idea che l’arte debba essere soltanto uno specchio della realtà mi è sempre sembrata dannatamente arretrata, dato che l’arte è sempre e comunque ben ripulita e vestita come si deve, laddove la Realtà indossa un paio di Adidas vecchie di due anni e una maglietta di Toy Story. Per quanto mi riguarda, compito della realtà è provare a riflettere sull’arte. Il proposito dell’arte non è di rispecchiare la realtà, bensì di plasmarla in base alle impressioni e alle sensazioni che l’arte stessa lascia nella mente umana.       

 

postato da johnourfather alle ore ottobre 23, 2009 18:54 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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domenica, 13 settembre 2009

V for Vendetta

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categoria: citazioni, cinema, cinema di fantascienza


sabato, 28 marzo 2009

Il Divo: "L'Uso del Potere"

postato da johnourfather alle ore marzo 28, 2009 19:24 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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martedì, 06 gennaio 2009

Quinto Potere

postato da johnourfather alle ore gennaio 06, 2009 20:58 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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venerdì, 02 gennaio 2009

Il Grande dittatore - discorso all'umanità

postato da johnourfather alle ore gennaio 02, 2009 12:47 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: citazioni, cinema


domenica, 21 dicembre 2008

Discorso di R. Saviano a Stoccolma

postato da johnourfather alle ore dicembre 21, 2008 20:50 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: citazioni, letteratura


martedì, 25 dicembre 2007

Da Il Pasto Nudo

Pasto Nudo

K: “ Puoi dipingerlo, disegnarlo o scriverlo, poi lo passi a qualcuno, lui legge quello che dici e ci ricava una nuova esperienza… e la sola connessione che hai con quell’ uomo, capisci. Non puoi riscrivere, perché riscrivere è mentire, è ingannare, tradiresti i tuoi stessi pensieri. Voler ripensare il flusso e il ritmo e il succedersi delle parole… è un tradimento! È il sacrilegio Martin… il sacrilegio!”

 

M: “Non sono in disaccordo con la tua interpretazione cattolica della mia forte necessità di riscrivere almeno cento volte ogni singola parola, quello che tu chiami sacrilegio è la coscienza, è sacrilegio il non riscrivere il meglio possibile, il non voler riconsiderare da ogni angolazione possibile il tutto, soppesarne ogni aspetto.”

 

K: “ah sì! E che mi dici del rischio di poter censurare i tuoi pensieri migliori? I tuoi più onesti, reali, primitivi pensieri. E a questo che porta il tuo laborioso riscrivere Martin.”

 

M: “Davvero riscrivere significa censurare i propri pensieri Bill? Perché se è cosi sono del tutto fottuto”.

 

B: “Sterminare tutti i pensieri razionali. Questa è la conclusione a cui sono arrivato”.

 

M: “Ma che diavolo dice quest’ uomo? Io sto parlando sul serio.”

 

K: “Anche lui… allora come va il lavoro di  sterminazione Bill?”

 

B: “Hanno rubato la mia polvere per scarafaggi. Qualcuno mi vuole incastrare”.

 

K: “Può darsi che sia un’ avvertimento. Potresti provare a scrivere roba pornografica”.

M: “Certo un racconto a settimana, 120 dollari. Quelli sono soldi veri. Non posso presentarti il tizio, però, perché stiamo cercando di collaborarci noi”.

 

B: “Ho smesso di scrivere quando avevo 10 anni. Troppo pericoloso.”

 

K: “Se leggono quello che scrivi. Fino ad ora non l’ho abbiamo avuto questo problema”.

 

B: “C’è lo già un lavoro faccio lo sterminatore”.

 

M: “Oh certo Bill è di questo che ha bisogno il mondo: di sterminatori letterari”.

 

K: “C’è ne sono anche troppi”.

 


 

postato da johnourfather alle ore dicembre 25, 2007 19:09 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: citazioni, cinema, cronenberg


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