mercoledì, 18 giugno 2008

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postato da johnourfather alle ore giugno 18, 2008 21:27 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 05 giugno 2008

topor

 

 

21/12/2017

 

Non sono un uomo randagio alla ricerca di se stesso; non sono l’ombra sbiadita di un vago eroe romantico alla ricerca dell’infinito.

Nella mia vita ho colto molte rose, pianti, gioie; sono un poeta che verseggia tra un malato e un letto ascoltando la voce di una luna di cartapesta: lo spazio di un sogno.

Qui, in questo luogo, non c’è spazio per la ragione di vite certe e sicure, qui non c’è spazio per moralismi.

Scrivo queste parole al chiaroscuro della luce della mia camera.

Si avvicina una delle poche festività che ha resistito allo sfaldamento e all’isolamento. Sono pronto, ma il natale non mi interessa.”

 

22/12/2017

 

Se volto gli occhi verso il letto vedo Angelica che dorme, nuda; una donna dalla pelle chiara, dai piccoli seni e dalle labbra carnose.

Lì, distesa, inerte, dopo un orgasmo. Dovuto alla forza della carne o dello spirito? Questo non posso saperlo.

Se poso lo sguardo più in la, verso il tavolo di alluminio scaduto, vedo siringhe usate e un paio di elastici emostatici che giacciono immobili.

Se allungo le mie braccia, osservo una pelle bianca quasi consunta, e mi viene da pensare che potrei essere malato, che l’eroina in circolo nelle vene potrebbe  uccidermi.

Se osservo il mio sesso, mi viene da pensare che se fosse malato potrebbe uccidere quel corpo plastico che dorme sul letto.

Prolungo lo sguardo più in là sul comodino bianco, come quello che si usa nelle comuni stanze di recupero, c’è una foto consunta che mi ritrae da ragazzino.

La afferro, guardo quegli occhi innocenti, immortalati da una vecchia macchina fotografica, e mi viene da pensare se era questa la vita che sognava, se era questo il futuro che immaginava, quel ragazzino.

 

23/12/2017

 

Angelica dorme. Non risponde, non sa, è indifferente; la sua adolescenza si è fermata un sabato sera di Luglio nel 2005 quando il padre, un poliziotto di poco conto, tornato a casa dopo una serata di bevute, approfittò dell’assenza della madre, abusando della sua fresca giovinezza.

Angelica non parla, non riflette, spera solo in un ipotetico futuro; Quando trovarono il corpo del padre, ferito a morte, in un parcheggio vicino al quartiere a luci rosse del paese, non batté ciglia, ne provò dolore. Solo, un po’ di pena per la madre. Erano anni difficili.”

 

24/12/2017

 

Qui, in questa città nebulosa, ad imbuto, dove le vie sembrano senza uscita non esiste l’aria pulita, tutto è sintetico.

Il cibo è sintetico. La vita è sintetica. Le cure farmaceutiche sono sintetiche. L’acqua è sintetica. La luce è sintetica. Il lavoro è sintetico. I vestiti sono sintetici. I rapporti sono sintetici.

Qui, ci sono solo strade mutilate e lacerate, escrementi di animali domestici, cemento su cemento; ci sono porte, saracinesche, scarabocchi, sudiciume, fetore, paura.”

25/12/2017

 

Perché ci buchiamo?Non ho una risposta a riguardo. Tutto è iniziato senza una motivazione precisa. Non per gioco, né per disperazione. Una casualità come tante altre. In fondo se bisogna essere degli scarti è meglio esserlo fino in fondo. È così ti ritrovi con una vena bucata, uno spazio vuoto senza ritorno. Vedi e capisci quello che temevi di sapere: di essere immerso in città che assomigliano ad involucri di plastica, di alluminio, di cellofan; in strutture di ghisa che ingoiano cieli plumbei. E inizi ad avere nostalgia di paesi aridi, di soli brulicanti che forgiano sentieri antichi, di suoni e odori puliti, di case di seta e stoffa, di pioggia chiara, di vita, di pensieri, di anime e sorrisi.

La tua pelle si riveste di un tessuto soffice, si muove come la fiamma  leggera di una candela, ripieghi l’anima socchiudendo gli occhi per troppo splendore e distendi i tendini all’infinito.

Ma poi cadi. Senza mani e piedi. Senza ossa, come una cosa invertebrata.

 

26/12/2017

 

Adesso è ora di smettere. Basta con la nostalgia di città senza tempo cinte da vecchie strutture greche e normanne, di città dai mille colori, di città dai colori agri stratificatisi in bianco e nero. Io e Angelica vogliamo conquistare la leggerezza dei nostri cuori.”  

 

07/01/2018

 

Angelica non ce l’ha fatta, è morta. Avevamo deciso di smettere e farci recuperare. Ma le crisi di astinenza sono state più forti, Angelica mi ha chiesto un ultima dose, né aveva bisogno per affrontare i ricordi delle violenze del padre, delle sue mani sporche e ruvide, dei suoi occhi, dell’alito pesante sul suo corpo.

Ieri sera dopo essermi ripreso, l’ho ritrovata riversa sul letto della mia camera: l’ultima dose, incurante delle promesse, è stata fatale. Sopra il tavolo di alluminio consumato: due siringhe usate e un paio di elastici emostatici che giacevano immobili. La sua pelle bianca era consunta. Lei, nuda e bellissima.

 

 

 

 

 

postato da johnourfather alle ore giugno 05, 2008 16:31 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
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