Ieri sera mi è capitato tra le mani il libro "Alcatraz, Jack Folla un dj nel braccio della morte" di Diego Cugia; Un vecchio libro che divoravo durante le mie notti insonni, e sfogliando le pagine, mi sono affiorati alla mente innumerevoli pensieri. Una pagina in particolare mi ha colpito, "Il rap sulla paura" , così ho deciso di condividere questo pezzo con voi:
La paura d’invecchiare, la paura di avere una malattia, la paura di morire, la pura di non piacere, di non essere amato, di non sapere dire di no, la paura d’essere inculato da un amico, la paura di puzzare, la paura di non avere figli, quella di averne e non avere niente da dirgli, la paura che tua madre e tuo padre muoiano, la paura della solitudine, la paura della folla, di rimanere chiuso in ascensore, di commettere un errore, la paura di partire, la paura di tornare, la paura d’ingrassare, la paura d’incontrarla dopo anni e che lei o lui non ti riconoscano, la paura di non avere futuro, la paura dell’orgasmo e di lasciarsi andare, la paura del mare, di rimanere intrappolato vivo in una tomba, la paura di essere preso in giro di fronte agli altri, la paura che il tuo bambino venga violentato, la paura di perdere i soldi, la paura di essere vestito male, di vivere in un quartiere di merda, la paura di non poter pagare l’affitto, o la rata di mutuo, la paura di finire in un ospizio, la paura di aver vissuto invano, quella di essere antipatico, la paura di non saper far ridere e annoiare la gente, la paura di gridare, la paura di piangere, la paura di trovarsi in mezzo alla folla, la paura di non aver chiuso il gas, la paura delle maledizioni, la paura di essere truffato, la paura di finire in carcere innocente, la paura di essere omosessuale, la paura degli animali, della campagna e del buio, la paura dei topi e dei ragni, la paura di Dio che tutto vede, la paura dei fantasmi e delle streghe, la paura di andare in aereo e di volare, la paura del terremoto, la paura di non essere promosso, la paura che ti sgridino e quella di rimanere intrappolato in un ingorgo, la paura di vomitare, la paura di venire licenziato, la paura di perdere la memoria, la vista, l’udito, la paura di essere tradito da tua moglie o da tuo marito, la paura che qualcuno ti vedi mentre caghi, mentre pisci, la paura che qualcuno ti scopra mentre vai con una puttana, la paura di avere l’aids, la paura del successo, di arrossire, di svenire, la paura di avere le mani sudate, la paura di essere un cretino, la paura di una colica, la paura dei microbi, quella degli incendi, la paura che i tuoi figli non trovino impieghi, la paura di veder morire le persone più care, la paura di essere dimenticato, la paura di fumare, quella di bere e di drogarsi, la paura di farsi del male, la paura dei sogni, quella dell’insonnia, la paura di avercelo troppo corto, la paura di diventare pelato, la paura di non sapere stare a tavola, quella che ti scappi un rutto, la paura di andare dal dentista o che ti nasca un figlio down, la paura degli sconosciuti, degli autostoppisti, dei maniaci, dei pazzi, la paura della possessione diabolica, la paura del dolore fisico, la paura dell’infinito e dell’universo, la paura che non esiste nulla oltre la morte, e la paura più grande e insormontabile: La paura d’avere paura.

1° movimento
Il palmo sollecita l’aria
una linea vagheggiata squarta il petto
vedo un angelo spurio riflesso.
Occhi grigi poggiano su un davanzale di terracotta
e la nebbia delle reminiscenze sbeffeggiando risale la schiena.
La pioggia traspare il sudore dell’amore sotterraneo
Le strade del sogno si biforcano partorendo figli gemelli
che partoriscono incubi
che divorano allucinazioni.
Lento il labbro si spacca
fuoriesce un soffice calore sanguigno.
Un angelo spurio nel regno della caducità.
2° movimento
Una voce frantumata e lacerata.
Araldi della mente proiettano storie
ma forbici folli renderanno amorevole
l’alito che sale per le cime della notte.
Che dolce pena
è la pena irriverente della commiserazione…
morbide risonanze riflette il dolore.
Quanto costa lasciare un’ impronta ai posteri?
La voce implode il cuore.
Fracida terra è la mente:
madre insana.
3° movimento
La fiamma di una candela
culla incubi
nuvole di fumo proteggono fantasmi.
Il cappuccio del boia appare e scompare
dietro l’altare della solitudine.
Le pareti crollano.
I respiri sono grevi.
Le cornici infuocate sfumano
in un tramonto fugace, lontano,
mai vissuto.
La luce fioca della baia nasconde l’ombra remota dell’amore.
C’è riparo solo nell’arcano palmo.
Padrenostro Giovanni
Copyright 2008, Statale 11 Editrice

K: “ Puoi dipingerlo, disegnarlo o scriverlo, poi lo passi a qualcuno, lui legge quello che dici e ci ricava una nuova esperienza… e la sola connessione che hai con quell’ uomo, capisci. Non puoi riscrivere, perché riscrivere è mentire, è ingannare, tradiresti i tuoi stessi pensieri. Voler ripensare il flusso e il ritmo e il succedersi delle parole… è un tradimento! È il sacrilegio Martin… il sacrilegio!”
M: “Non sono in disaccordo con la tua interpretazione cattolica della mia forte necessità di riscrivere almeno cento volte ogni singola parola, quello che tu chiami sacrilegio è la coscienza, è sacrilegio il non riscrivere il meglio possibile, il non voler riconsiderare da ogni angolazione possibile il tutto, soppesarne ogni aspetto.”
K: “ah sì! E che mi dici del rischio di poter censurare i tuoi pensieri migliori? I tuoi più onesti, reali, primitivi pensieri. E a questo che porta il tuo laborioso riscrivere Martin.”
M: “Davvero riscrivere significa censurare i propri pensieri Bill? Perché se è cosi sono del tutto fottuto”.
B: “Sterminare tutti i pensieri razionali. Questa è la conclusione a cui sono arrivato”.
M: “Ma che diavolo dice quest’ uomo? Io sto parlando sul serio.”
K: “Anche lui… allora come va il lavoro di sterminazione Bill?”
B: “Hanno rubato la mia polvere per scarafaggi. Qualcuno mi vuole incastrare”.
K: “Può darsi che sia un’ avvertimento. Potresti provare a scrivere roba pornografica”.
M: “Certo un racconto a settimana, 120 dollari. Quelli sono soldi veri. Non posso presentarti il tizio, però, perché stiamo cercando di collaborarci noi”.
B: “Ho smesso di scrivere quando avevo 10 anni. Troppo pericoloso.”
K: “Se leggono quello che scrivi. Fino ad ora non l’ho abbiamo avuto questo problema”.
B: “C’è lo già un lavoro faccio lo sterminatore”.
M: “Oh certo Bill è di questo che ha bisogno il mondo: di sterminatori letterari”.
K: “C’è ne sono anche troppi”.

E ora che tutto è consumato cosa resta da fare?
Madonna al capezzale della misericordia di sfumata solitudine
Adesso che tutto è lacerato, divorato, cosa resta da fare?
Crocifisso frantumato, inchiodato su pareti sgretolate da un calore sintetico
Cosa resta da fare?
Inchiodare le mani succinte in preghiere al carbone,
bruciate sotto stelle cosparse di fuochi?
Cosa… cosa?
Cosa è restato in questo immenso pozzo nero del nostro amore e della nostra promessa?
Camminare verso rotte spezzate alla ricerca di un sorriso annebbiato,
camminare alla ricerca di un nuovo cielo,
camminare per consacrare stirpi di futuri assassini?
Cosa resta immacolata immagine di luce di questi suoni sotterranei?
Pagine, immagini che si susseguono, parole e lacrime.
Lunghe vesti di dolori al capezzale della storia.
Forse ne faranno un film.
Giovanni Padrenostro
Copyright 2008, Statale 11 Editrice

I miei sogni impastati di sangue e ombre sono sottofondi di preghiere infrante in vicoli ciechi, accanto a mucchi di foglie appassite.
Siamo noi, amata, vita artificiale?
Le nostre anime fluttuano in laghi di ghiaccio cercando il calore della pelle.
Il silenzio è la cornice dell’assenza di Dio; ma i tuoi occhi slabbrano i lati.
Baciami!
Siamo noi, forse, vita artificiale?
Le malattie percorrono, con spalle striscianti al muro, le nostre stanze, indifferenti al silenzio.
Quali sono le emozioni di questa vita in comune?
Le nostre labbra si inumidiscono, i nostri corpi si cercano, i nostri occhi si riappropriano della loro luce.
Siamo noi, amata, vita artificiale?
Questa aria che respiriamo non ci contiene; e se questa fosse l’ultima notte del mondo?
Le nostri carni, allora, si sfalderanno unite in un ricamo di tappeti persiani lasciando una via libera al Dio della trama.
Baciami!
Amata, torniamo al nascondiglio, noi non siamo vita artificiale.
Giovanni Padrenostro
Ero seduto sulla poltrona del cinema mangiando pop-corn in attesa dell’inizio de
Alla fine della proiezione, sono restato qualche secondo ancora seduto sulla poltrona del cinema.
L’intermezzo che ha scandito questa tempo è stato occupato dalle sequenze della scena del bagno turco.
Una scena consegnata già alla storia del cinema. Simile a quella della doccia di Psyco.
Così hanno detto.
E c’ho riflettuto parecchio. Quasi mi perdevo il resto della storia.
Non ho trovato una risposta. Chi se ne frega, mi sono detto. È questione di marketing, promozione. C’è altro di cui preoccuparsi. Il prezzo del biglietto, potrebbe essere un buon esempio.
E sono uscito.
Volevate che vi raccontassi la storia? Che vi dicessi se il film è da vedere o meno?
Dimenticate quello che avete letto.
Se lo avete visto, raccontatemela voi la vostra storia.
Se conoscete e apprezzate Cronenberg, dimenticate la scena del bagno turco.
Godetevi la visione dei suoi ambienti che appaiono veramente vissuti.
La qualità delle immagini.
E poi tornati a casa, andate alla ricerca del buon vecchio David.
In questo immenso magma in cui è sommersa la nostra esistenza
In questa vasta landa che chiamiamo media - mondo
con un urlo vi lancerò i miei stralci
pietre che riemergono dal fondo dell'oceano